Svaticanamento: dichiarazione agli italiani

Originally published in Florence: Edizioni Fiorentine, n.d. [1931].

Text below generously provided by Chris Adams (Estorick Collection) and was published in the exhibition catalog for Piety and Pragmatism (26 September – 23 December 2006, Estorick Collection, London).

Dinanzi al tradimento di Achille Ratti [Pio XI], italiano rinnegato, che osa – mascherato da Capo dei cattolici ma oramai da tempo operante manifestamente su terreno profano e politico – tentare la coalizione di tutti gli antifascismi del mondo, concretando così l’ennesimo appello dello Stato Pontificio allo straniero, contro la Patria; dinanzi alla imbecillità di quasi tutta la stampa italiana, sentiamo l’alto e irresistibile dovere, in qualità di intellettuali dal temperamento e dalla Fede fascista, di affermare:

1° Che è l’ora di tagliare con la spada il nodo gordiano di un grossissimo equivoco. I fascisti cattolici, cioè gli osservanti, sono una risibile minoranza. La maggioranza degli italiani non è osservante e quindi non  appartiene ad alcuna chiesa. Come ammetteva anche il quotidiano papalino “Lo Smerdatore Romano” per essere cattolici “non basta sentire la messa ogni domenica e avvicinarsi di quando in quando ai Sacramenti”.

Prete è, da infinito tempo, considerato in Italia sinonimo di ipocrita, di parassita, di pidocchio, di antitaliano. Gridare ad un avversario la parola: prete! Significa schiaffeggiarlo nell’anima, offenderlo nel più tremendo dei modi.

3° Tutto il Risorgimento è una lotta accanitissima, sanguinosissima, disperatissima, contro il prete che si alleò con tutti i nemici della Patria: l’Imperatore d’Austria, l’Imperatrice Eugenia, i Borboni.

Quattro sono gli uomini giganteschi che il popolo italiano adora in una semplice ma infallibile sintesi, quali autori e realizzatori dell’Unità e dell’Indipendenza.

GARIBALDI

MAZZINI

CAVOUR

VITTORIO EMANUELE

Garibaldi fu in tutta la sua vita calunniato, perseguitato, schernito, denunciato dai preti. Per un miracolo, perché Iddio lo protesse, non fu assassinato dagli sgherri papalini lanciati infinite volte contro di Lui.

Mazzini fu anch’esso calunniato, deriso, perseguitato dai preti e dai preti fu rovesciata per l’intervento di un esercito straniero invocato, quella Repubblica Romana che Egli accese come un rogo sublime tra le perfide miserie del periodo postnapoleonico.

Cavour fu scomunicato.

Vittorio Emanuele, anch’esso scomunicato, dovè cacciare il brigante vigliacco Mastai Ferretti [Pio IX] a colpi di cannone da Roma.

Dai campi di battaglia, dalle strade che furono barricate, dalle prigioni austriache, borboniche e papaline, dalle fosse che videro penzolare sulle forche il fior fiore della gioventù italiana rea soltanto di aver amata l’Italia, giunge a tutti gl’italiani in questo attimo di fatale giustizia storica questo ammonimento: morimmo per mano di preti o per complicità di prete col nostro oppressore; liberate la divina Italia dal prete!

Ebbene: in nome di tutto il sangue versato dagli Italiani per l’Italia, osiamo – dopo la breve illusione di una possibile conciliazione – invocare dal Duce la denuncia del Concordato.

Una volta decaduto il Concordato, il Capo dello Stato Pontificio ritorna ad essere nella situazione di Pio IX dopo la presa di Roma da parte di Vittorio Emanuele.

La denuncia del Concordato non lo riporta logicamente, allo “statu quo ante”. Col Concordato infatti si superarono le “guarentigie” sulle quali del resto Garibaldi così si espresse: “L’Italia amoreggia oggi con l’idea sacerdotale e la lecca, l’accarezza, supplicandola genuflessa acciò li mantenga i suoi figli nell’ignoranza e nell’abbrutimento chiamando l’atto sudicio, infame, garanzie!”

Si ritorna nella situazione del XX Settembre del 1870 quando Pio IX fuggitivo per le Chiese di Roma era alla mercè delle truppe italiane, dello Stato Italiano, del popolo italiano, del Re Sabaudo.

Ma per parte del Capo dello Stato Pontificio le condizioni sono immensamente peggiorate. Pio XI diviene un Pio IX senza l’Imperatore Francesco Giuseppe, senza la Spagna e col fardello della disfattistica eredità di Benedetto XV che diffuse, cancellandosi con infamia dalla Storia del mondo, la frase matricida: “La guerra mondiale è un’inutile strage.” Per parte dello Stato italiano invece, esiste ancora un grande Re Vittorioso e c’è la prodigiosa novità del Duce creatore di un Regime possentemente italiano, per il quale la cattura e la condanna dell’italiano rinnegato Achille Ratti e complici, non sarebbe che una facile operazione per una Legione di Camicie Nere romane e il portato logico di un rettilineo processo del Tribunale Speciale della Rivoluzione Fascista.

Emilio Settimelli

Ottone Rosai

Remo Chiti

Alberto Maurizio

Bruno Rosai

Credenti in Dio, e, quindi, agli ordini della propria coscienza. – Fedeli al giuramento Fascista.

Firenze: Edizioni Fiorentine, s.d. [1931]

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