Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia
October 24 – February 21, 2010
Museo d’Arte di Lugano
Catalog
La mostra “Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia”, indaga il rapporto tra il corpo umano e la rappresentazione che di esso è stata data da queste tre discipline. La rassegna, organizzata in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, e che s’inaugura sabato 24 a Lugano, è allestita nelle due sedi di Villa Ciani e del Museo d’Arte. La prima ripercorre la storia degli automi, proponendo un excursus dalla Grecia classica – la meccanica come disciplina è un’invenzione greca del V secolo a.C. – ai nostri giorni.
L’età d’oro degli automi è il XVIII secolo, con lo sviluppo dell’orologeria e della meccanica fine, e sono per lo più gli orologiai che li costruiscono. L’obiettivo non è solo divertire, ma imitare e riprodurre le caratteristiche del vivente. L’esposizione parte da reperti archeologici, disegni, volumi e riproduzioni di codici miniati che descrivono gli automi realizzati dagli arabi; passa poi agli androidi sei-settecenteschi. Ecco il “Dessinateur”, realizzato da Pierre Jacquet Droz e suo figlio Henri-Louis nel 1775: il bimbo-automa, i cui occhi seguono la punta della matita mentre comincia a schizzare i primi tratti, che compiuta l’opera soffia sullo schizzo per levare i residui lasciati sulla carta dai diversi passaggi della mina di piombo. Poi si giunge alla robotica con, tra le diverse applicazioni, un robot dalle sembianze umane in grado di fungere da guida in musei e sostituirsi ad attori di teatro.
Il Museo d’Arte, invece, esplora le principali correnti artistiche del Novecento sulla tematica del rapporto corpo-macchina e corpo-tecnologia. Dalle opere dei dadaisti, con tra gli altri, le bizzarre macchine di Marcel Duchamp e Francis Picabia e l’immagine donna-manichino di Man Ray, alle declinazioni futuriste sulla modernità, con opere di Giacomo Balla, Fortunato Depero, Enrico Prampolini e Mario Sironi. Poi le macchine di Jean Tinguely e ancora…



